Campeggiare in Armenia: Areni – Noravank (9 di 11)

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Inizia la nostra avventura di campeggio in Armenia

Ci siamo alzati, abbiamo preparato gli zaini, una colazione leggera e ad aspettarci c’era già il proprietario di casa. Ci porterà alla fermata del bus diretto verso il confine (le due foto sopra le ho scattate lì intorno, nell’attesa).
E’ un addio surreale quello che diamo al Nagorno. C’è la nebbia, dominiamo la valle immersa nella foschia, siamo un po’ intontiti, stiamo macinando ogni giorno decine se non centinaia di chilometri e ci ritroviamo segnali di un passato difficile da spazzare via, nonostante l’indipendenza, le guerre, lo scorrere degli anni. Rimangono qua e là istantanee casuali, un po’ alienanti.

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Paghiamo profumatamente i servizi del nostro uomo di fiducia, in fin dei conti un vecchio diavolo, con chissà quale passato. Lo ricorderò con un filo di rancore per i suoi modi screanzati e petulanti. 10 euro e così abbiamo il passaggio fino a Yerevan, o qualunque altro posto sulla strada. A Goris scende Andrea e le nostre strade si dividono. Senza dubbio se ne va via,  bisogna dirlo, il pezzo più stiloso del gruppo:

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E’ diretto verso l’Iran, un viaggio mica da poco, ma il confine non è così lontano. Noi proseguiamo verso nord. Conosciamo già il paesaggio e i problemi connessi agli spostamenti:

Alla fine, senza un piano ben preciso, io e Lorenz decidiamo di scendere ad Areni.

Areni, che in realtà non è altro che uno stuolo di bancarelle e ristoranti sulla strada principale che taglia da nord a sud l’Armenia. Qui si coltivano le vigne che danno il miglior vino della nazione, ne vanno tutti molto orgogliosi. E qui contadini e commercianti hanno aperto attività di ogni genere, per vendere prodotti locali o per offrire quel che basta per un pranzo sostanzioso, per chi è in viaggio verso sud. Ma noi non ci pensiamo, ci vogliamo muovere subito e prendiamo un passaggio al volo (autostop) e arriviamo all’incrocio della strada che sale verso Noravank. Lì cominciamo a camminare, fino a quando non ci carica un’altra macchina per un breve tratto, un paio di chilometri. Gli ultimi 6-7 invece li passiamo in un minibus di turisti finlandesi. Tutte donne, tranne un uomo solitario, tutte per lo più pensionate. Lorenz si ambienta subito, io preferisco mantenere le distanze (colgo l’occasione per fare una foto):

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Probabilmente senza il colpo di fortuna di questi passaggi saremmo morti sulla strada

Disidratati e sfiniti, sopravvalutando le nostre capacità. Nel pomeriggio qui la temperatura è ancora alta, il sole picchia duro. Arriviamo così a Noravank e non so cosa sia più scioccante, la bellezza delle montagne color rosso sangue o la semplicità di questo monastero solitario.  Mi ricordano vagamente le dolomiti, la roccia è friabile e cambia sfumatura con la luce più o meno diretta. Le due chiese sono da poco ristrutturate, la struttura e i materiali sono così ben inseriti nel contesto che sembrano quasi fondersi nell’ambiente.

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Questo luogo è incantevole, quasi magico, nella valle scorre un piccolo fiume, la sorgente ovviamente è proprio lì dove è costruito il monastero. Pensiamo, perché non accamparsi proprio qui? Abbiamo acqua, pane, cioccolata, qualche rimasuglio del pranzo. E soprattutto, tenda e sacchi a pelo. Chiediamo al custode del parcheggio. La risposta è un’alzata di spalle con annesso sorriso, del tipo, “Perché no?”. Non ce lo lasciamo ripetere due volte.

Arriviamo sul posto che saranno le 5, per la prima volta da quando siamo arrivati in Armenia il tempo rallenta. Osservo le decorazioni delle due chiese, alcune davvero particolari:

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C’è tempo di camminare tra le montagne, osservare la natura, fumare qualche sigaretta, sonnecchiare.

Scopro leggendo alcune tabelle turistiche che l’Armenia, a quanto pare, è una meta molto gettonata anche per il bird-watching. Non che sia molto interessato, però in effetti la valle, nonostante l’apparenza semi desertica, brulica di vita.

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Se vi capita di passare da quelle parti, attenti a dove mettete i piedi, a me è capitato quasi di pestare un essere lungo circa un metro e mezzo, un serpentone scuro come la pece. Fortunatamente, più spaventato del sottoscritto.
Arriva la sera, consumiamo un pasto alquanto scarso e poi ho addirittura il tempo di fumare la pipa, gironzolando qua e là. Il posto è ovviamente deserto, ad un certo punto decido di entrare nella chiesa più piccola, ed è buio pesto. Ci sono solo le luci di alcune candele lasciate accese. Suggestivo, fino a quando non vengo assalito da 2-3 pipistrelli che mi passano a qualche metro di distanza. Mi ritiro in tenda senza commentare, non ha senso stuzzicare oltre una giornata così fortunata.

Prossima puntata

2 commenti a “Campeggiare in Armenia: Areni – Noravank (9 di 11)”
  1. […] Alberghi diciamo così, non convenzionali e attrazioni di dubbio gusto. Altro che turismo di guerra, qui arrivano proprio finanziamenti ad hoc, per creare infrastrutture da circo (e si dimenticano però di mettere un autobus che torna la sera). Insomma, la coppietta si fa un giretto e noi aspettiamo. Preferiamo non disturbare. Il viaggio è comodo, comodissimo, ci spalmiamo in questo suv ultra morbidoso, ci offrono cioccolatini e si chiacchiera del più e del meno. Lui è un giudice, di Yerevan ed è in vacanza. Lavora in particolare casi legati all’affidamento di minori, alcuni addirittura a famiglie italiane.Lei chi è? Beh, diciamo solo che tra le tante foto gruppo di ricordo che verranno scattate, lui eviterà sempre di apparire.La serata si chiude davanti un bottiglia di whisky in un bar della capitale. Offre il giudice.Sulla strada verso casa non manca però l’ultima puntatina da Tashir, per mangiare qualcosa di caldo. Andiamo a letto con un bel sorriso beato e un po’ coglione, tipico di chi ha sfidato la sorte e per una volta, è andata bene.Il problema è prenderci gusto.Prossima puntata […]

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