A vedere un amico che parte può attraversarvi lungo la schiena quella sensazione un po’ fastidiosa chiamata gelosia e una domanda impertinente: <Perché fa questo viaggio senza di me?>.
Può capitare, in ogni caso in pochi si rallegrano sinceramente, perché poche sono le persone limpide, genuine.
Per conto mio alla domanda di sopra ho una risposta automatica-standard: <Se fa questo viaggio senza di me, è perché sono io quello fermo, ora.>
Qualche amico si è dato a fare il cameriere. Chi Londra, chi Berlino. Un altro, compagno universitario (che intensa vita accademica la nostra) nel Sud Est. Uno addirittura gioca a pallavolo in Belgio e si è sposato con una ragazza rimorchiata a Campo de Fiori. Un altro sognava di farsi qualche anno come dottore a Tel Aviv, dopo qualche mese è tornato disgustato. Poi c’è chi parte in Turchia, in Grecia, chi tirocinio, chi “vado ad imparare la lingua”, chi in Spagna che lì si ficca facile. Si alternano viaggi, trasferimenti, tentativi.
Ogni tanto tocca pensarci.
E come ci sono questi amici reali e tangibili, che vanno e vengono e chissà, c’è un tipo particolare di compagno: l’amico immaginario.
Un amico perfetto, sempre nel posto e nel momento giusto, che lo sai che si sbronza e anche peggio, senza essere mai molesto, non troppo almeno. Una persona che conosce i limiti, li stuzzica, che bilancia la potenza silenzio con la semplicità di conversazioni avvolgenti. Sa lasciare qualche parola nel cuore, quando serve, quando è necessario, quando c’è bisogno.
Un amico con il dono della poesia, che sa dare una linea a quello che accade. Un amico che rende unico, vissuto, anche l’attimo banale, grazie alla sua presenza, alla sua voce.
Un amico immaginario, a cui non può non corrispondere un altrettanto fantastico viaggio.
Che magari ci porterà tutti nel back-stage di un concerto, a ridacchiare, a bere, a drogarci, se così ci gira.
Nonostante la differenza di età, nonostante tante ma non troppe cose.
E non mi offendo mica se sei partito prima, no, non sono un tipo geloso, tanto meno invidioso.
Però, prima o poi davvero ce lo leviamo questo sfizio.
Intanto, buon viaggio Lou.
Ci vediamo