Campeggiare in Armenia: Yeghegnadzor – Spitakavor (10 di 11)

Continua il campeggio libero in Armenia

Passata la notte a Novarank, ci svegliamo abbastanza presto. Appena sorge il sole comincia a fare troppo caldo per dormire. Cominciamo la discesa per tornare ad Areni, per poi da lì prendere la via per Yeghegnadzor, un paesello da dove parte la passeggiata che porta al monastero di Spitakavor. Il primo tratto, oltre 9 chilometri fino alla strada principale, vanno via leggere, camminare tra le montagne armene è fantastico, decidiamo però di evitare con cura le ore troppo calde e ci fermiamo in un piccolo “bar”. Un’oasi costruita appositamente per i passanti. Quel che ci vuole, una pausa all’ombra degli alberelli che crescono lungo il fiumiciattolo alimentato dalla sorgente del monastero.

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Ok, ammettiamolo, sul momento comunque ho accusato. La foto non è il massimo, ma rende anche la disperazione dell’ultima cartina per sigarette ocb (poi mi rimarranno quelle di andrea, turche, cioè fogli bianchi come le cartine delle sigarette). Se siete fumatori anche solo occasionali, potete immaginare lo sconforto. Trovarsi persi nel Caucaso, dove “rollare” il tabacco è una specie di gestualità diabolica (che affascina), senza nessuna possibilità di reperire…cartine. Proprio così, zero cartine, introvabili.

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Sulla strada verso Areni incontriamo qualche pazzerello che scala, direttamente dalla Polonia:

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Tutto questo a pochi passi dal sito “Areni-1”, dove è stata rinvenuta la scarpa più antica del mondo.

Sento già l’eco dello “sticazzi” di qualcuno, invece personalmente ho trovato il dettaglio archeologico decisamente interessante. Una scarpa di pelle, perfettamente conservata, di quasi 6000 anni, testimonianza millenaria della presenza umana tra queste montagne. Proseguiamo fino ad arrivare alla strada principale, l’arteria che da nord va verso sud. Qui facciamo l’autostop, dopo nemmeno 5 minuti si ferma una jeep moderna, tipico veicolo dell’alta borghesia armena. O meglio, molto spesso parliamo di “immigrati” di lusso, cioè armeni nati e cresciuti in altri paesi richiamati in “patria” per lavoro. Grazie alle occasioni create da flussi notevoli di investimenti (le famose rimesse) o perché no, qualche speculazione del momento. D’altronde, parliamo di una nazione la cui crescita è disordinata, ma c’è. Le università ancora non sono di alto livello e così spesso si importano cervelli, preferendo ovviamente chi ha origini armene. Tutto il mondo è paese.

Chi è l’autista di questa macchina? L’architetto che ha progettato il nuovo aeroporto della Capitale.

E’ argentino, si è trasferito da qualche anno a Yerevan e insieme alla compagna si concede un week-end nel sud. E’ diretto a Goris. Qualche chiacchierata piacevole, la donna in particolare è curiosa, cosa ci stanno a fare un italiano e un tedesco, a spasso per il Caucaso? A me incuriosisce di più sapere come arriva un architetto argentino a lavorare in Armenia,  non è ancora più strano? Girano con un macchinone da oltre 40 mila euro in una nazione in cui 2/3 della popolazione è in condizione di povertà, certo dignitosa, ma le strade non sono lastricate d’oro. Le disparità sono all’ordine del giorno su questo pianeta, non c’è molto di cui scandalizzarsi, anzi almeno qui i ricconi sono abbastanza affabili, cortesi, ospitali, senza la puzza sotto al naso. Si fermano per dare passaggi agli autostoppisti.
Una ventina di minuti di macchina e siamo già a Yeghegnadzor. Ringraziamo, salutiamo, prendiamo gli zaini in spalla e cerchiamo la via per Spitakavor.

Abbiamo una mappa alquanto grossolana, ma siamo nella direzione giusta

Anche se non abbiamo idea di quanto ci sarà da camminare. Cerchiamo qualcosa da mangiare, ma c’è solo un smercio malfornito. Riprendiamo la strada e camminiamo per un pò, fino a capire che la strada è troppo lunga oltre ad essere poco piacevole, per il traffico. Allora di nuovo: autostop. Ci carica un ragazzo molto simpatico, con una Lada ci porterà fino all’inizio del sentiero per Spitakavor. Lì scopriamo che ci mancano una decina di chilometri per arrivare alla meta, che non sono pochi. Decidiamo di lasciare gli zaini infrattati in un boschetto e di proseguire leggeri, pensando di ritornare per sera e accamparci all’inizio del sentiero, dove scorre un fiume e soprattutto, è abbastanza riparato. Lascio un foglietto nello zaino, nel caso qualcuno di passaggio pensi di aver trovato un tesoro:

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La strada verso Spitakavor è faticosa e anche alquanto pericolosa. Il sentiero è per un lungo tratto pietroso, ricordatevi di munirvi di un buon bastone per evitare di inciampare ogni 2 minuti, ma anche per difendervi dai cani che girano, a guardia di capre e pecore. Fortunatamente la passiamo liscia, salvati dall’agguato di un mastino proprio da un pastore. In ogni caso, la camminata merita decisamente.

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Il monastero è sicuramente meno suggestivo di altri, il tutto è compensato da un paesaggio stupendo, bruciato dal sole e selvaggio.

Qui è stato seppellito Garegin Nzhden, personaggio controverso.

Considerato uno dei primi rivoluzionari nazionalisti, morto in carcere nell’ex Unione Sovietica.

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Prima di tornare indietro ci prendiamo una pausa, il tempo di far asciugare i panni completamente zuppi di sudore. Ci siamo inerpicati nel momento peggiore, nel primo pomeriggio.

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Dopo di che, altri 10 chilometri per tornare al campo base. Riprendiamo gli zaini e decidiamo di accamparci per la notte nella valle sotto il monastero, a due passi dal paesino di Vernaschen (chi conosce un po’ di tedesco, si può fare due risate …).

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Ci accampiamo, mettiamo su la tenda e in solitaria parto alla ricerca di un alimentari.

Torno con abbastanza provviste per acchittare una cena passabile: pane, cioccolato, biscotti e soprattutto una bottiglia di vino. Non vendono niente di meglio e non mi fido molto nel comprare scatolame che mi sembra residuato bellico.

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Per la cronaca, mancando legna sufficiente (la vegetazione non è folta, composta per lo più da arbusti), come combustile usiamo comunissima merda secca di vacca (quella invece sì abbondante). Come d’altronde fanno i contadini nella zona, infatti scendendo dal sentiero avevo notato un’intera famiglia sistemare mattoni di sterco al sole.
Imitarli è stato naturale. Che dire? Funziona e non puzza. In realtà è come bruciare fieno compressato.

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Dopo una dormita abbastanza accettabile, ci alziamo con la dura consapevolezza che ormai sono quasi 4 giorni senza una doccia (tanto meno calda).
A me non sembra di emanare odori troppo sgradevoli, ma probabilmente è quello che pensa ogni caprone.  Senza contare quasi 30 chilometri sulle gambe solo l’ultimo giorno.
E’ il momento di una pausa, torniamo a Yerevan, la capitale ci aspetta.

Info: Caffe al bar per turisti: 250 dram (mica poco, ma ci sta). Una bottiglia di vino passabile: dai 1500/2000 dram in su.
Autostop, merda, sudore: sempre gratis.

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