Tatev – Nagorno Karabakh – Stepanakert (7 di 11)

Inizia una nuova parte del viaggio, senza Laura e Giorgio

Dopo quella che è stata “l’ultima cena” insieme, il giorno dopo ci alziamo pronti per separarci. Colazione, i saluti, un abbraccio con i padroni di casa, cordiali e ospitali:

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Trovo il tempo per fare un’ultima scappata al monastero, dove c’è la messa del mattino.
La chiesa è deserta, chiunque può giudicare da se:

Giorgio e Laura continueranno il loro viaggio verso Tbilisi, dove ritireranno i loro visti per poi dirigersi verso est. Sappiamo che verranno caricati da un camionista iraniano, che li porterà fino a destinazione: sani e salvi. Siete curiosi di conoscere i dettagli? Potete seguire le loro blog. Io Lorenz Andrea e John dividiamo un taxi fino ad un incrocio nel nulla, da lì passa una marshrutka che ci porterà poi fino a Stepanakert, nella repubblica indipendente del Nagorno Karabakh.

Una breve parentesi storica su Nagorno Karabakh

Dall’88 questa regione ha tentato (attraverso il voto del soviet locale) di chiedere l’annessione all’Armenia. L’Azerbaijan si è sempre opposto, come la stessa Unione Sovietica, l’unica potenza fino a quel momento capace di contenere la crisi. Alla sua dissoluzione scoppierà la guerra civile. In questo complicato scacchiere si confronteranno, in una guerra logorante, mercenari ceceni, ucraini, russi, mujahideen dall’Afghanistan. Il conflitto causerà decine di migliaia di morti e profughi. Per il resto, potete dare una letta alla pagina wikipedia.

Il viaggio è tranquillo, lungo ma tranquillo. Arriviamo al confine, ottenere il permesso per entrare è molto semplice, basta mostrare il passaporto e poi pagare una piccola tassa (3000 dram, circa 6 euro) nella capitale, nell’ufficio del neonato…ministero degli esteri. Un visto di tutto rispetto, per una Repubblica ufficialmente inesistente:

visa

All’uscita dal paese sarà necessario mostrare la ricevuta. La bandiera del Nagorno è praticamente identica a quella Armena, non resistiamo ovviamente ad immortalare lo sconfinamento con uno scatto:

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Unico problema, non progettate di andare in Azerbaijan se vi fate stampare il visto del Nagorno

Verrete rispediti automaticamente indietro. Infatti la repubblica indipendente del Nagorno Karabah non è legalmente riconosciuta e il paese islamico la ritiene ancora parte integrante del proprio territorio, nonostante gli accordi per una pace più o meno stabile. Per questo motivo Laura e Giorgio non sono venuti con noi, loro erano proprio diretti proprio a Baku (capitale dell’Azerbaijan), passando per la Georgia. Arrivati nella capitale, troviamo un posto dove dormire. Ci prende a carico un signorotto, abbastanza fastidioso e petulante, che fa da tassista e affittacamere, un ex soldato che ha prestato servizio nella DDR sovietica. Parla un po’ di azero e quindi comunica abbastanza facilmente con Andrea che conosce il turco. La capitale, Stepanakert, non è un granché. Anzi, non c’è quasi nulla tranne qualche grosso albergo in centro. Ci sono pochissimi ristoranti, pochi caffè, è una città abbastanza inquietante. Non si respira alcun clima di “guerra” (per fortuna) ma rimane un’atmosfera spenta e nervosa. La Lonely la descrive come un luogo turistico, ma non lo è. Non troverete nulla di interessante in città, questa è la pura e semplice realtà. Ripieghiamo per una cena frugale da Tashir, un franchising turco dove per poco si riesce ad avere un pasto caldo. E’ la cosa migliore che troviamo. Meglio di niente:

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Dormiamo in una specie di seminterrato. Fondamentalmente la casa da un lato si trova al di sotto del livello della strada, dall’altra parte invece si affaccia su una specie di dirupo. L’urbanistica della città è disordinata, intervallata da enormi costruzioni che sono solitamente alberghi internazionali per lo più vuoti. A quanto pare anche questa regione del Caucaso punta al turismo, per il futuro. Un futuro difficile da intravedere.

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Ottava Puntata

1 commento su “Tatev – Nagorno Karabakh – Stepanakert (7 di 11)”

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