Il tassista ci lascia vicino l’Opera, una zona di Yerevan tirata a lucido e moderna
Il tassista ci lascia vicino l’Opera, una zona di Yerevan tirata a lucido e moderna, piena di locali notturni, fontane, luci.
Sono le 5 e mezza del mattino, c’è ancora meno gente che in aeroporto. Ed ecco che scoppia il primo psicodramma del viaggio, come sospettavo l’omino tanto gentile che ci indicava infantilmente l’aeroporto “beautiful” comincia a fare l’arrogantello e si rifiuta di aprirci il portabagagli dove sono gli zaini. Misunderstanding, sostiene di aver detto che ci avrebbe portato in centro per 500 dram non a persona, ma bensì a chilometro (e poi, a chilometro e per persona). Più la chiacchiera si avvita, più sembra di avere a che fare con la troika. Lo squadro per bene, di mezza età, bassino e tarchiato, piuttosto arzillo e con la faccia un po’ grossa, gonfia. Come quasi tutti i procacciatori di turisti ha modi spicci, tanto rudi da poter sembrare simpatici, o estremamente invadenti, perché no, volgari. Bisogna farci il callo con questa categoria, soprattutto quando si viaggia zaino in spalla. Comincia il solito pianto greco “Petrol! Petrol! Money, one liter petrol two euro!”. Insomma conto totale, a suo dire, circa 15 euro. Considerando la distanza percorsa e il tempo, è un prezzo degno di una metropoli europea, tanto per farci sentire a casa. A rendere più grottesco le sue pretese un distributore a pochi passi, con i prezzi ben esposti, un litro di benzina: 90 centesimi di euro e, soprattutto, la sua macchina a gas. Insomma, un tipico affabulatore di alto livello che ascolto per una decina di minuti in silenzio, mentre litiga con la coppia francese.
All’inizio è divertente, fino a quando non so più chi mi è più antipatico.
La coppia non ha capito la situazione, non è una gara di retorica.
Capisco come si apre il portabagagli (macchina russa, non è così automatico), prendo il mio zaino, vado dal tassista, pago quello che avevamo pattuito e poi lo insulto in italiano. Quello non capisce e continua a gesticolare e punta ai francesi, che rimangono lì ancora un po’ a discutere per sport. Io li saluto sorridendo e gli dico che magari ci becchiamo più tardi. E infatti sarà così, ma in un’altra città e un altro giorno. Comincia qui la mia prima passeggiata a Yerevan, una città deserta. Prima delle 10 non si muove una foglia, i negozi chiusi, come i musei e le principali attività. Zaino in spalla cerco l’ostello prenotato. Ci vorranno 40 minuti buoni perché le indicazioni che riesco a raccogliere da pochi passanti sono abbastanza approssimative, a gesti. E sono cotto. Il posto è vicino piazza della Repubblica, un edificio molto imponente, il simbolo della vocazione di Yerevan. Una capitale, sfarzosa, grandi viali, giardini e palazzi imponenti. Per un paio di isolati, poi appena fuori dal centro il cemento e la speculazione edilizia degli ultimi anni.
Suzanne gestisce il Center Hostel in via Vardanants 4, un po’ nascosto ma c’è.
Senza sapere una parola di inglese (capisce, come la maggior parte degli armeni, il russo, più un po’ di tedesco), ma è gentile, onesta, educatissima,il posto è pulito, la colazione va bene, la posizione è centrale. Se avete di vagabondare senza spendere troppo, è una buona scelta. Appena mi ritrovo lì (si saranno fatte le 7.30 circa) mi viene apparecchiato per mangiare. Si uniscono al tavolo con niente di meno che 4 italiani, anche loro in viaggio. Sono circondato da subito e devo dirlo, ci metto poco per capire che sono in mezzo a persone di un certo spessore.
Giorgio, Laura (potete seguire le loro avventure su http://beentogether.wordpress.com), Lorenz (poi passeremo quasi un mese prenderci in giro, io terrone e lui crucco di Bolzano) e Andrea (mezzo italiano, mezzo turco). Qualche chiacchiera, scatta la sintonia e si parte diretti per la prima escursione: Sevan, una cittadina sulle rive di un lago a cui da il nome.
Sevan, nota località turistica, potete dedicarci tranquillamente un pomeriggio in relax.
(foto del monastero di Sevan)
Cominciate con una breve passeggiata sulla piccola penisola che ospita un monastero molto antico (del nono secolo) e le fondamenta di altre antiche strutture. Non è il monastero più bello dell’Armenia, ma sicuramente non manca di fascino e il panorama è notevole. Il lago è impressionante, lo chiamano il “mare”. La pressione del turismo (Yerevan è a meno di due ore) si fa un po’ sentire. Troverete ristoranti, lidi attrezzati, gente che scorrazza con moto d’acqua, tante bancarelle e qualche venditore insistente. Non è esattamente un’immagine dell’Armenia d’altri tempi, ma è quello che in molti desiderano come futuro, turismo a portata di mano, barbecue e un tuffo in acqua. Qui qualche scorcio, con i turisti tagliati fuori dall’obiettivo.

Detto questo, potete rilassarvi al sole, mangiare pesce di lago (cosa di cui vanno molto orgogliosi) e nel mio caso, comincio a conoscere i miei compagni di viaggio.

Il ritorno verso Yerevan sarà un po’ a scapicollo, un taxi al volo verso la più vicina stazione di bus per prendere l’ultimo mezzo “pubblico” verso la capitale, la classica marshrutka. In tutto questo, mi rendo conto che ancora da quando sono partito da Roma, non ho avuto un po’ di tempo per rilassarmi su un letto. Accuso e la serata si concluderà in maniera ancora più disordinata, ma c’è la necessità di uno spazio apposito per raccontare il finale del primo giorno.
Info: La tariffa di un taxi dall’aeroporto al centro di Yerevan viene circa 2000 dram (poco meno di 4 euro). Ci sono anche bus pubblici, ad un prezzo irrisorio (100/200 dram). Per raggiungere Sevan sono necessari due mezzi (a meno che non prendiate un taxi). Si deve raggiungere la stazione delle marshrutka fuori città (Quale? Dovete chiedere, cambiano spesso) e poi da lì partono i bus per Sevan (costo 600/700 dram).
[…] Sono le 5 del mattino, il taxi, che non è un taxi ma il solito soggettone acchiappa turisti e chiede 3 euro in tutto (1500 dram). Ho la prenotazione per un ostello in centro e dico ok, botta di culo, meglio che stare a dormire su una panchina ad aspettare il primo bus alle 8. Il tassista parla solo russo (quindi, il mio vocabolario si riduce a “spassiba”) e qua e là qualche parola a casaccio in inglese. È orgoglioso del nuovo aeroporto, appena ricostruito, tutto colorato. Mentre ci allontaniamo lo indica in continuazione, le vetrate rettangolari, lucide e brillanti: “New, beautiful!”. E io penso già, che gran paraculo deve essere questo. Stessa faccia, stessa razza. Italiani, armeni e soprattutto i tassisti, su tutto il globo terreste. Ed è buffo, a posteriori. In seguito capiterà di incontrare proprio l’architetto del nuovo aeroporto di Yerevan.Ma questo, accade un po’ più in là.Seconda puntata […]