Mentre ad Atene si protesta in Italia ci si chiede: “C’è qualche puttana di B. da intervistare?”
Mentre ad Atene sfilano centinaia di migliaia di persone (tra i 500mila e il milione) e tutta la Grecia s’infiamma, l’Italia conferma il suo provincialismo mediatico. Mentre la crisi è globale, i segnali da cogliere sono molteplici, la stampa italiana si guarda l’ombelico e si chiede: “C’è qualche puttana di B. da intervistare?” o almeno qualche teppista nostrano da sbattere in prima pagina? Purtroppo oggi no.
Ad Atene si assedia il parlamento e noi non ci possiamo nemmeno godere la cronaca di qualche incontro a sfondo sessuale del primo ministro, ci dobbiamo accontentare, come “ultim’ora” in prima pagina del parto di Carla Bruni, in contemporanea su tutti i siti di informazione. Intanto assoluta mancanza di copertura su quello che accade nel paese che potrebbe decidere la sopravvivenza dell’euro, dell’Europa e della storia degli ultimi 30 anni come l’abbiamo conosciuta finora.
Per avere notizie su quello che accade in Grecia ci si affida a Twitter (#greece #19ogr) e qualche streaming.
E c’è ancora qualcuno che sostiene che l’informazione sulla rete è un bluff, priva di affidabilità. È vero, l’affidabilità non è un assicurata e le notizie fresche di prima mano sono sempre pericolose da usare (d’altronde, è sempre stato così). Ma di fatto il bacino da cui raccogliere è immenso, svincolato, pronto alla verifica. C’è chi sostiene il contrario, solitamente i “professionisti” del giornalismo, che sono un po’ come i “professionisti” della politica. Non solo loro ovviamente, si aggiungono anche le schiere di questuanti che in quel mondo ci vogliono entrare, ad ogni costo, accettandone le regole o subendone il fascino.
Per queste persone è affidabile Repubblica.it, che ha lanciato la sua vergognosa campagna di delazione sul 15 ottobre. Magari mettendo in premio la pubblicazione nella propria gallery della vergogna, contando sulla proverbiale vanità di alcuni suoi lettori (vedi la sfilza, ormai demodé, dei post-it “no alla legge bavaglio”). Quale giornalismo serio si dedicherebbe a queste campagne stile tabloid inglese? Quale linea editoriale può permettere una cosa simile, in un momento in cui si discutono temi di altissima rilevanza sociale e politica? Hanno fatto tanto che dopo nemmeno una settimana a rimanere in carcere sono solo in 9, un’altra dimostrazione dei risultati della caccia alla strega e della reale partecipazione a tale isteria. Questo sì un bluff, come la retorica sull’ordine pubblico. Il link di un video aggiunto da poco su Repubblica << L’Urlo: “Non sono loro” >> (riferito all’arresto di alcune persone in piazza), sembra quasi chiedere paradossalmente scusa, ma credere questo equivale a concedergli un’onestà intellettuale finora risultata palesemente assente.
Splendido esempio di coerenza quando compaiono notizie sugli scontri di Atene:

Uomo prende fuoco. Uomo prende fuoco? Nemmeno nei sottotitoli si parla di molotov. Sarà un caso di autocombustione. Dal titolo e dal primo commento, si potrebbe pensare questo.
Fosse successo da noi, parleremmo già di assassini, terroristi, criminali delinquenti.
Ad Atene invece sono manifestanti. Ma è proprio lo stesso giornale che due giorni fa strepitava istericamente sugli scontri a piazza San Giovanni? Poi, 25 feriti. A Roma, rendiamoci contro, ci sono stati più di cento e passa feriti. Ad Atene, 25. Sarà che gli ospedali sono chiusi, per lo sciopero. La notizia, su repubblica.it, è però affidabile e verificata. Notiamo molto dopo, vicino a: “prove con scivolate per cheerleader” e “ sei mesi senza maschera condannato finto batman” e insieme a “Renzi e il caos primarie” (ci sarà un collegamento?), una notizia di una certa rilevanza: Il Cocer per la prima volta prende una dura posizione contro il Governo e i tagli.

Il commento all’interno è duro e critico.
Visto che già è raro vedere l’Arma dei Carabinieri esporsi in maniera significativa, forse sarebbe stato intelligente usare tatto, certi comunicati stampa si commentano da soli, non c’è bisogno di strumentalizzare. Ma questo è impossibile da immaginare nel mondo dell’alto giornalismo italiano.
Ma meglio ha fatto il corriere, che non solo non è a conoscenza del comunicato del Cocer, ma che appena il giorno prima ci ha allietato con un’altra notizia molto significativa, che non poteva mancare di pubblicare in bella evidenza (tagliata dal sottoscritto, per frugalità):

Della serie, il Cocer non interessa al Corriere, che non ha tempo nemmeno per parlare di amnistia, delle condizioni disumane dei carceri italiani, dei suicidi di detenuti e di secondini (ebbene si, si ammazzano non solo i carcerati, ma anche le guardie). Ma per il furetto dell’ex signora Gucci (che non ha mai lavorato, ci teniamo a ricordarlo) c’è sempre spazio.
Ma non vi preoccupate, questi sono solo i media più influenti in Italia, i quotidiani più venduti.
Forse quando parliamo di libertà d’informazione, di stampa, battaglie legittimissime, dovremmo interrogarci anche su quello che è il mainstream dei media. E pretendere qualcosa di meglio, a prescindere dai governi in carica. Perché la responsabilità di un’informazione di massa, se non perfetta, almeno equilibrata, prima o poi qualcuno in Italia se la dovrà prendere. Privato o pubblico che sia. Ci penseremo dopo il collasso del sistema finanziario occidentale, tra due mesi o qualche anno. Intanto a farci compagnia, sui giornali, sarà il furetto dell’ex signora Gucci.
Fino ad un po’ di tempo fa pensavo che fosse solo la televisione a partorire informazione semplicistica, banale, da cabaret e da cronaca vera. E’ ormai evidente che il contagio è più che diffuso. Mi sentivo circondato ma il web è una grande risorsa, una grande speranza.
Marko
Il web è una grande risorsa e una speranza, ma non possiamo evitare una riflessione sulla nostra stampa nazionale… Altrimenti troppe cose rimangono legate esclusivamente al virtuale, senza sbocchi.