Nonostante i postumi alle 9.30 ci siamo tutti pronti per una gita a Echmiadzin.
A circa 30/40 minuti da Yerevan c’è questa famosa cattedrale, la prima costruita per volontà di uno stato-nazione (nel 300 d.c. circa), ovviamente è segnalata anche dall’Unesco. Abbastanza bizzarra, questa vanteria della “volontà dello stato”, come dire che le piramidi sono le prime tombe di Stato costruite nella storia. Comunque, è domenica, quindi arriviamo in tempo per la messa, come ci è stato consigliato sia da Suzanne che dalle varie guide. Ma Echmiadzin non è una sola cattedrale, è un complesso di chiese, di varie epoche, una addirittura recentissima costruita in occasione della visita del papa Giovanni Paolo II. Non ho fatto una foto decente della struttura principale, quindi ne ho preso una a caso tra le milioni già online e d’altronde, è proprio così. Imponente e severa, nonostante la cura del giardino che circonda l’edificio.

Ovviamente quello che manca in questa foto sono i molti turisti
Turisti internazionali e non, perché ovviamente è meta di pellegrinaggio, religioso e culturale. La messa è molto coinvolgente, tenuta da un clero in spolvero (ci saranno una ventina di preti e la liturgia è molto più teatrale di quella cattolica). Inoltre è presente un coro, molto potente e diciamolo, fa la sua degnissima figura. Unico problema, preparatevi ad una chiesa sovraffollata e a tante mani alzate di turisti che fanno foto e video (soprattutto gli armeni a sbracciarsi più degli altri, senza alcun timore dei cartelli “no photo”). Se sentite troppo la pressione umana, potete dedicarvi ad una passeggiata nelle chiese “minori”, tanto di domenica c’è messa ovunque. Camminate fuori il recinto principale (verso il monte Ararat, sullo sfondo), attraversate la strada e troverete un’altra piccola chiesa.

Qui c’è un’atmosfera più riservata , molto suggestiva, rispetto la messa nella cattedrale principale. Il coro è ridotto a 5-6 ragazze molto giovani (probabilmente la “primavera” del coro della Cattedrale), i preti sono “solo” 3-4 ma l’effetto è decuplicato dal rigido silenzio e dalla compostezza di chi segue la messa. Dopo questo la gita ad Echmiadzin ci riserva anche altro, di una bellezza completamente diversa. Ci introduce una curiosa insegna di una palestra. Solo un antipasto, prima della piscina.


Brutalismo in salsa armena
A nemmeno 100/200 metri dal complesso di chiese potete avventurarvi alla scoperta di una gigantesca piscina abbandonata. Non è una piscina olimpionica, è qualcosa di più, davvero enorme, in cemento armato con trampolini per i tuffi alti oltre 20 metri e una ciclopica tribuna per gli spettatori. Un residuo sovietico? Forse, una cosa è certa, il panorama post apocalittico stride parecchio con le antiche chiese a pochi passi, e invece di turisti tedeschi e francesi muniti di videocamere, ci troviamo in mezzo ad un gruppetto di ragazzini che giocano a tirare sassi alle ranocchie nell’acqua stantia che si è accumulata sotto i trampolini. Per dare un’idea, quella freccetta sono io:



Qui due video tanto per arricchire il web che ne aveva davvero bisogno:
Ammetto che forse la piscina mi ha colpito più dell’antica cattedrale e di fatto ho trovato più coinvolgenti i monasteri solitari tra le montagne. Ma Echmiadzin è assolutamente suggestiva, soprattutto se siete curiosi riguardo la liturgia di un cristianesimo molto diverso da quello cattolico. Verso mezzogiorno decidiamo di rientrare a Yerevan. Prendiamo un taxi, il prezzo è un euro a testa, della serie, vabbè. C’è tempo per una passeggiata in centro, cambiare altri soldi, pranzare e mettere da parte qualche cosa per il viaggio. In ostello mi metto d’accordo con Suzanne, lascio parte del bagaglio a Yerevan per viaggiare più leggero. Questa usanza non mi è nuova, parto sempre con troppi vestiti ma realizzo abbastanza in fretta e comincio a smollare roba in giro. Scopro che capisce un po’ di tedesco e riusciamo a parlare, cade il muro dell’incomprensione. Entusiasmo. Si parte verso Goris, come già deciso. Per andare verso a sud non ci sono bus, ma solo taxi. Con 16000 dram si affitta un taxi per la traversata, circa 6 ore. In poche parole, 8 euro a testa ed è fatta.
Partiamo e ci lasciamo alle spalle l’inquinata capitale per addentrarci nell’Armenia dei villaggi e delle montagne.
Il panorama cambia, la strada mantiene sullo sfondo il monte Ararat. All’inizio il terreno è pianeggiante, la montagna dove approdò Noè ci sovrasta. Gli armeni ne sono molto orgogliosi, della serie, “ok”. Poi compare una specie di cunetta alta due metri che costeggia l’asfalto per un lungo tratto, coprendo la visuale a destra. Una protezione, durante l’ultimo conflitto l’esercito azero sparava direttamente sulla strada, il nostro tassista si sbraccia indicando le colline lì intorno “Soldat! Soldat! Machine gun!”. Ora è tutto territorio armeno ed è tornata la pace, ma notiamo in lontananza qualche caserma.
Arriviamo ad Areni, una zona famosa per il vino e in genere anche per i prodotti agricoli.
Le montagne sono rossastre, ricordano le dolomiti, anche se è molto più secco e la vegetazione diversa. Da queste montagne un po’ aride scendono parecchi fiumiciattoli e non è un caso se ad ogni fonte corrisponde un onastero. Il nostro tassista parla solo e soltanto armeno e qualcosa di russo, comprendiamo poco e in maniera confusa, ma si sforza di coinvolgerci in dialoghi più o meno surreali.
Poi ha un vizietto, ad ogni bancarella sulla strada… si ferma e comincia a contrattare. E da Yerevan a Goris, passeremo per un motivo o un altro almeno un’oretta ad aspettarlo mentre acquista pomodori, zucchine, vino, patate. Ogni mezzora si ferma, acquista qualcosa, carica la macchina e si riparte. Ogni zona sembra avere una produzione particolare e rinomatissima, anche noi ogni tanto ci uniamo alla contrattazione per comprare dell’uva o della frutta. O per cazzeggiare.
Ma soprattutto, ad Areni, passeremo una buona mezzora a contrattare per una bottiglia di vino (a me sembrava più succo di uva) e una bottiglia di “melina” (un alcolico leggero al lampone). Personalmente l’ho trovata gradevole quanto uno sciroppo per la tosse. Secondo me, un grande affare, soprattutto grazie alla dialettica di Andrea che ormai è nel mood mediorientale, non si compra nulla senza mercanteggiare. Arriviamo a Goris e veniamo lasciati alla guesthouse che ci ha prenotato Suzanne. Per 10 euro a persona (5000 dram) ci viene lasciata in affitto un intero appartamento, con tre camere doppie, con soggiorno, cucina, tutto rifinito con cura, pulito. In pratica siamo nel paradiso borghese a prezzi proletari. Neanche 5 minuti e ci svacchiamo sui divani bevendo, consumando sigarette su sigarette e scherzando.

Fino a che la fame bussa alla porta. Usciamo alla ricerca di un luogo dove mangiare….
ma Goris ci si presenta come una città buia, l’illuminazione pubblica è scarsa, le strada in pessimo stato e soprattutto senza un ristorante dove mangiare qualcosa. Alla fine troviamo un bar chiamato “Simba” che sembra più che altro un locale dove organizzano feste per bambini. Hanno solo qualche hamburger, le tipiche pizze surgelate, patatine fritte. Io non mi sento così disperato, preferisco saltare il pasto, mi prendo una tazza di the e sono contento così. Gli altri provano a quanto pare uno dei sandwich più tristi della storia, Torniamo a casa, a consolarci ci aspetta la melina.
INFO: Un taxi per Echmiadzin dal centro di Yerevan viene 2000/2500 dram, se avete poco tempo conviene rispetto prendere la bus pubblici, la differenza non è poi tanta. Il viaggio Yerevan – Goris, circa 4000 dram a persona se riempite un taxi (non ci sono bus). Dormire a Goris, potete cercare sul posto direttamente e provare a risparmiare. Altrimenti sempre nell’ordine dei 5000 dram a persona, potete prenotare in anticipo da Yerevan. Suzanne bisogna dirlo, ci ha semplificato tutto.






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