Potete saltare questo post, dedicato solo a informazioni alcoliche
Dopo la gita fuori porta a Sevan, sono tornato a Yerevan. Alcuni se ne vanno a spasso per monumenti, io preferisco tornare in ostello con non ricordo chi. Obiettivo: doccia, cena e poi buonanotte. Faccio in tempo a lavarmi e cominciamo a stappare una birra, due birre, tre birre. Dalla sonnolenza si passa lentamente all’euforia. E’ la tipica accelerazione, l’ultimo sforzo, invece di cedere al giusto sonno si entra nella modalità ultima notte. L’aria è buona, la birra costa poco, l’onda è quella giusta. Non c’è tempo per essere stanchi, non c’è tempo per dormire.
Breve parentesi. Cosa è la Kilikia?
Basta rendere il suono più dolce ed ecco la… Cilicia. Date una letta a wikipedia per avere anche solo un’idea della storia di questa “fettina” di territorio. Persiani, Romani, Armeni, Crociati. Un crocevia caotico di popoli, guerre, commerci e religioni. Ancora adesso la Kilikia porta confusione, ma dando il nome a una birra molto economica, non è poi male. Diventerà una compagna di viaggio fissa, da nord a sud, con le bottiglie da 1 litro a poco più di un euro. Leggermente dolciastra, si fa rispettare. E così ebbri (soprattutto con Giorgio, questo si lo ricordo), comincia la “discesa”. Come unni si punta al supermercato per recuperare altro alcool e ovviamente, le materie prime per una classica spaghettata aglio e olio, da bravi italioti. Ci sarà ancora un mese mezzo per provare i piatti locali. Questo tra urla e cretinate di ogni genere, ma nessuno ci ha sgridato, infastidito o arrestato. E lo avremmo meritato, magari.
Un buon minuto di catalessi davanti questa salsiccia.

Dopo la cena improvvisata qualcuno tira fuori della vodka
Qualcuno barcolla. Qualcuno propone di andare in discoteca (Ci sono discoteche a Yerevan?). Qualcuno ci crede, soprattutto un ragazzo di nome Echo (o Eko?) che sta lì, astante, bevicchia, mangiucchia, parlicchia di progetti tipo andare in Siria, a Damasco, Mi stuzzica più della discoteca. Intanto il gruppo “italiano” riesce a trovare uno pseudo accordo per partire tutti il giorno dopo verso Goris. Io sono entusiasta. Neanche sono da 12 ore a Yerevan e sono sbronzo, di nuovo in partenza, e soprattutto ancora non ho ancora toccato letto.
Il volume della voce è sempre più alto, il che stride con la pacata presenza di Suzanne, la padrona di casa, che imparerà a sopportarci (e re-incontrarci poi, più in là). La mia attività principale è stuzzicare Lorenz, austro-italiano, parla con un accento forte, esattamente come nelle caricature dei tedeschi. Lo torturiamo, con dolcezza, ma lo torturiamo, perché fondamentalmente siamo tutti terroni dentro. A una certa si ritira in camera, mezzo devastato. Anche io vado a letto, cotto e stracotto, sicuro di aver messo a dura prova la compagnia. Il giorno dopo, durante la colazione, Eko a tavola mi fissa e mi fa: <Yesterday, I went out alone for a walk. I was so confused>. La mattina non sono solitamente una persona di facile conversazione, non riesco a risparmiarmi un immenso sguardo di commiserazione. Nascerà poi una piccola diatriba con Lorenz, l’amico sudtirolese. Tuttora sostiene che quella sera io abbia bruciato un’occasione imperdibile con una ragazza polacca. Questo dibattito, ça va sans dire, continuerà per circa un mese in cui ovviamente non batteremo chiodo, ma solo tanti chilometri.
Info: Nei supermercati di Yerevan la pasta, di marca italiana, si trova tranquillamente a 500 dram (un euro circa) a pacco (500 gr). Olio d’oliva, 700 dram per 0.25 litri. Birra? 1 litro 600 dram. Ma mangiate altro, non fate gli italiani.
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[…] 07-09-2013 Yerevan – Sevan Yerevan – Prima notte […]