Metto in lista alcuni appunti sulla lingua argentina, ricca di differenze semantiche rispetto lo spagnolo.
1) Re/Recontra – Non so se sia spagnolo, ma Re è il prefisso maggiorativo argentino assoluto, va bene per tutto. Re-cheto (molto snob), re-lindo (molto bello) re! (come espressione). Negli ottanta si diceva recontra, ma si è poi contratto.
2) Full – Da noi si usa “Top”, qui si usa “Full” o anche “a full”.
3) Viste? Come in italiano, “Visto?”. In una normale conversazione di 5 minuti è normale sentirlo tipo 20 volte.
4) Sos un “crack” è tipo il miglior complimento che si può fare. Vuol dire tipo sei un grande
5) Che, Campeón, Caballero, Capo, Boludo.
E’ impossibile parlare con una persona senza essere apostrofati con un nomignolo. “Che” (si legge “ce”) il più usato, una volta che si prende il via, tutti sono “Che” (uomini e donne). A Roma potrebbe essere amichevole come un “zi”, ma è più elegante quindi diffuso, anche per le donne. Nella mia totale ignoranza, ho scoperto perché Ernesto Guevara era chiamato el “Che” per questo.
I camerieri usano spesso Caballero (con me quasi sempre, a quanto pare, perché sono verso i 40).
Sarebbe letteralmente Cavaliere, a differenza di Signore usato da noi, che suona diversamente, credo sia più lusinghiero. Il mio preferito rimane il verduraro che mi chiama Campeón. Sentirsi chiamare Campione quando si compra la frutta e la verdura è impagabile. A Roma sarebbe usato Capo, a Cosenza magari addirittura Dottore.
Capitolo a parte Boludo, che non credo abbia una traduzione italiana che aderisca perfettamente, mi viene in mente “homie” in inglese, però è leggermente più offensivo allo stesso tempo affettuoso. Solitamente alla terza birra sono tutti “Boludo!” e si pronuncia sempre con una certa enfasi.
Cose che mi rendo conto di utilizzare in maniera eccessiva:
Mas o meno / Por lo meno = Più o meno. A volte, casi lo mismo, no es lo mismo [nunca].
Bastante = Abbastanza. A volte mi esce anche quando parlo in italiano
Parecido = Simile. “Pare”
Barbaro = Bene/Figo. Barbaro.
Feo = Brutto. Feo in effetti sa proprio di orrendo e puzzolente, molto latineggiante.