Appunti sul grattamento di coglioni a Cosenza

Piazza gremita di gente, un normalissimo venerdì sera in una cittadina calabrese.

Cosenza il fine settimana pullula di studenti, giovani, meno giovani, tante ragazze vestite carine, tanto alcool. La provincia italiana, calabrese, è sempre la stessa, gioviale, simpatica, bevereccia, frivola. A lato, in disparte, un’ambulanza e la protezione civile, in attesa di intervenire per qualche intossicazione alcolica.

Seduto su una panchina aspetto un paio di conoscenti per passare la serata. C’è un ragazzo, sotto un lampione a pochi metri, si gratta il pacco. Vorrei distogliere lo sguardo, ma è impossibile. Si gratta all’incirca ogni 10 secondi, senza interruzioni e non sembra pensare che possa essere in problema.
Questo gesto, in un qualunque altro contesto, avrebbe sottinteso un problema fisico, pidocchi, irritazione epidermica, qualcosa insomma. A Cosenza è normale darsi una sgrullata di palle ogni 5 minuti e in fin dei conti, se nessuno guarda (se non di soppiatto), anche ogni 10 secondi.

Dopo un tempo che sembra non finire mai, arriva un ragazzo in camice verde. Uscito dall’ambulanza. Giovane, abbronzato, sembra lo specializzando perfetto che ogni donna vorrebbe sul comodino. Momento di sospensione, magari gli vuole fare un controllo per la scabbia.

Per un servizio sanitario nazionale all’avanguardia

Invece no, si conoscono già, si salutano calorosamente, potrebbero essere fratelli, cugini, compagni di scuola. Quindi baci e abbracci, chiacchierare. Adesso anche il medico si strapazza i coglioni, parlano e contemporaneamente si toccano. Questo tic sociale non risparmia quasi nessuno. Il camice, la giacca e cravatta, in tuta, va sempre bene. A sto punto, dico, perché non vi strapazzate a vicenda?
Chiamo un mio amico al telefono a cui non posso raccontare la cosa, è del posto e non capirebbe. Chiedo un aggiornamento sul ritardo, classico, e mi dirigo nel primo bar per distrarmi guardando quale giacche di pelle vanno di moda quest’anno.

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