Tornando al main stage, ci sono i Bud Spencer Blues Explosion.
Prima volta che li ascolto dal vivo e non sono deluso, qualità & quantità, sono loro a portare il rock al Color Fest in maniera significativa. Sonorità simili ai Tame Impala, qualcosa degli Strokes. Non a caso il gruppo è stato prescelto come gruppo spalla dei Jet per una data europea (almeno così ho letto, a posteriori). Non c’è stato il click, non ho sentito un grande coinvolgimento, forse qualche eccesso di virtuosismo, forse un dialogo con il pubblico abbastanza evanescente, insomma, un gruppo che è valsa la pena ascoltare, musicalmente ineccepibili, ma ho provato più simpatia per Willie.
E ora l’accoppiata che chiude il Color Fest: Frah Quintale e Cosmo.
Questo coppia di ganci da una sferzata al festival, fino a questo momento dal punto di vista musicale non estremamente coraggioso, ma più o meno lineare, che ha mescolato gruppi ormai affermati da molto e qualche piccola novità. A parte la Rettore, un inserto di cui trovo difficile la contestualizzazione se non il revival trash, d’altronde va sempre di moda.
Frah Quintale, cosa possiamo dire senza passare per degli snob assetati di sangue?
Parlare di “qualità” sarebbe fuorviante, perché Frah Quintale ha un legame con il suo pubblico che va oltre queste formalità. Deve essere una qualche specie di simbiosi intellettuale. Devo dire tra tutti i concerti, è stato il mio preferito dal punto di vista antropologico, anche se dopo le continue stecche, una performance alla batteria imbarazzante, ho cominciato di sentirmi vittima di scherzo crudelissimo. Invece no, da segnalare anche una burlonata che a quanto pare Frah Quintale trova simpaticissima, lanciare un suono distorto e alto (quasi un fischio in cassa) per richiamare l’attenzione del pubblico. Una specie di rito, si viene battezzati con un acufene. Mai visto tanto sadismo, chapeau.
Dopo Frah Quintale, c’è l’attesissimo Cosmo.
Sono resettato sulle aspettative, il ritornello di chi ha più di 25 anni sentito tra i veterani del festival spiega tutto: “Frah Quintale non mi piace, ma fa il pieno”. Cosmo è lo stesso? In cattiva fede, sì. Ma almeno Cosmo è abbasanza swag, non si capisce se sotto l’effetto di stupefacenti (non è una critica, sia ben chiaro) o forzatamente pseudo surreale. Porta con se un set della madonna per sparare musica elettronica, più un impianto luci da un paio di megawatt. Sa fare il suo show, regge la serata, è un’alternarsi di pezzi melodici e poi 5-10 minuti di bassi, percussioni e spippolamenti. Le canzone non hanno nulla di orginale, un copia un pò sbiadita dei subsonica, però ha magnetismo, tiene il palco. La serata prosegue, Cosmo fa ballare ogni tanto, un genere spurio, con tutti i limiti possibili. Per chiudere, ringrazia gli artisti del Color Fest, dopo aver ammesso di non aver visto nemmeno una performance. Umie.
Pagella Finale Color Fest 2018
PS: La foto in evidenza di questo fa riferimento del reading di “Quello Sporco Duo”. Francesco Villari porta Vian e altre poesie sul palco, con voce potente e precisa, accompagnato da musica e chitarra di Peppe Porcino (così almeno ho letto googlando, non ho preso appunti se si sono presentati). Una performance breve, laterale rispetto il line up, ma importante, per una quindicina di minuti ha dettato una linea diversa rispetto la musica come intrattenimento, qualcosa di non semplice, non facile, ma importante. Ci tenevo a menzionarli a fine reportage, dopo “i gruppi chiamati a fare il pienone” che comunque non si è verificato.
[…] Nel prossimo post gli ultime 3 artisti della serata (Bud Spencer Blues Explotion, Frah Quintale, Cosmo) […]
[…] Qui la lista degli articoli “reportage” sul Color Fest.1° Giorno Parte 1/21° Giorno Parte 2/22° Giorno Parte 1/22° Giorno Parte 2/2 […]