Color Fest 2018 – Recensione 2° Giorno (1 di 2)

Chiude il Dj-Set e cala la notte sul camping

Nonostante lo spazio tra le tende sia striminzito, questo non ci protegge dal gelo del Color Fest 2018. Nell’ultima email dell’organizzazione si segnalava la possibilità di temperature basse, ma forse sarebbe stato giusto calcare la mano con un po’ di terrorismo psicologico. Fa veramente freddo e un paio di volte mi sveglio per i brividi, dormo con la giacca a vento ma la cosa non funziona. Nonostante l’età, sopravvivo e al mattino sono tra i primi ad alzarmi. D’altronde la mia tenda è la più esposta al sole, alle 9 è già impossibile respirare.

Decido di andare a fare colazione e doccia.

Al bar vengo trattato in maniera scontrosa, ma capisco perfettamente la situazione, pagare 2 euro per un cappuccino, in provincia di Lamezia, deve farmi passare per un pezzente.  Mi dirigo alle docce che scopro essere nient’altro che i servizi annessi al backstage. Lasciati in uno stato indecente, decido di rinunciare e buttarmi in piscina. Questa è una chicca, la piscina, almeno cloro purifica. Ripaga un poco l’assenza di servizi per il campeggio. Trovo un casco di banane abbandonato su un tavolo, la colazione è servita. Passo così due o tre ore, scambiando qualche parola con i campeggiatori che cominciano a muoversi in cerca di un cesso o una doccia, uno dopo l’altro rinunciano alla doccia e si uniscono a bordo piscina. Ancora una volta rimango sconvolto, a parte un paio di bestie alpha, sono circondato da ragazzi e ragazze simpatici, cordiali. Assurdo.

A bordo piscina riprendo le energie, la notte non è stata esattamente ristoratrice.

Concluderò con un altro paio di ore a dormire sotto degli alberi, dove il giorno prima c’è stato un dj set adolescenziale. Insomma, ad una certa comincio ad annoiarmi e non ho nulla con me, a parte il cellulare, completamente inutile. Opinione strettamente personale, perché intanto vedo intorno a me strimmare su instagram e così via. Ma rientrando a pieno titolo nella terza età, preferisco annoiarmi in solitudine, fino a quando nel tardo pomeriggio arrivano i rinforzi.  Ricominciamo con le cose serie, la musica.

Nimby & Nel Giardino

Si esibiscono nel pomeriggio, dovrebbero riscaldare il pubblico (sparpagliato e ancora stordito), suonano generi diversi, ma risultato di entrambi è mediocre. I Nimby hanno suonato anche a Cosenza, un concerto sicuramente più godibile. Non sono malaccio, ma in pieno giorno, con poco pubblico, forse stanchi o un poco motivati, insomma non arrivano alla sufficienza. Nel Giardino, alla stessa maniera, non brillano. Anzi, a dire il vero, non sono riuscito a seguire nemmeno tutta la performance, mi allontano. Forse in un’altra occasione riuscirò ad ascoltarli meglio, ma in questa situazione sicuramente non hanno brillato per presenza. Il pubblico bisogna anche un pò conquistarlo dal vivo. Non ho visto sforzi particolari.

Il turno di Cimini

Sale sul secondo palco un altro gruppo, abbastanza giovani, vestiti male. Pop melenso, voce afona, testi scansonati, frivoli, noto un gruppetto di fans che canta. Come per i Coma_Cose, mi sento distante migliaia di anni luce e osservo, non può essere solo la mia età, questo gruppo non è musicalmente entusiasmante.
Poi però il lampo di genio, il cantate (tale Federico Cimini) si lancia, dopo aver chiacchierato qualche minuto in maniera surreale con il pubblico. E’ il primo e unico stage diving del il Color Fest. Cimini, che scopro essere di San Lucido, quindi gioca in casa, devo dire mi delude un pò musicalmente, ma mostra un bel cuore caldo rock and roll. Per questo rientra nelle cose positive del Color Fest.

Clap!Clap!

Elettronica e ritmi tribali, la drum machine domina pulita. La performance sale di minuto in minuto, da subito il beat coinvolge un pubblico eterogeno. Insomma, piace. Aiutato da un vodka tonic rinforzatissimo, non riesco a trovare un difetto. Addirittura c’è chi balla. Bisogna ammetterlo, finora non è stato un Color Fest troppo movimentato, al contrario, non è un buon segno. Cristiano Crisci, in arte Clap!Clap! sembra in estasi shamanica, salta, si sbraccia, spippola, tiene il palco, one man show. Fatelo suonare di più.

Sick Tamburo

Il sound check è ilare, tra qualche insulto con simpatia, qualche bicchiere di vino e cazzeggio. Purtroppo, non promette niente di buono. Durante il concerto ci saranno problemi, Gian Maria sembra avere problemi di ascolto, il volume della voce è troppo basso, qualche fischio dalle casse. Insomma, defiance tecniche che si sono ripetute tutto il pomeriggio anche con altri gruppi, si è detto causa pioggia. Frustrazione, tanta. A me i Sick Tamburo piacciono, tanto, ed è un vero peccato vedere la “performance” sciupata dai problemi tecnici.

Qui gli ultimi 3 artisti della serata (Bud Spencer Blues Explotion, Frah Quintale, Cosmo)

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