Prima di incontrarti

Vorrei avere quell’attimo di lucidità, quell’attimo di autocontrollo, tale da permettermi un soffio di dolcezza.
Vorrei poter godere di un breve spazio, qualche metro appena, libero dalle interferenze. I colori che si piegano intorno alla tua figura, intorno al tuo viso che sembra mangiare la luce.
Quando sei seria.
Vorrei avere il tempo di osservare i tuoi occhi e riuscire a resistere, qualche istante appena.

Vorrei la forza, prima del salto nel buio, di sussurrare aspetta, ti prego, ancora un minuto.
Vorrei che fosse come è sempre stato, annusare silenzi in cui abbiamo nuotato, come acque profonde e pericolose. Le parole e le parole, dette e dimenticate, che mancano all’appello. E la sensazione di unico, di eterno, indissolubile, quel gioco adolescenziale mai rotto.
Nonostante tutto, certo, nonostante le cazzate, nonostante la separazione, il resto, la noia, il mondo.
Il mondo.

E invece mi ritrovo credente e prego, mangiucchio poesie moderniste e decadenti e penso, siamo tutti perduti, un fiume di persone attraversa il Tamigi, ognuno guarda le punte delle proprie scarpe. Siamo tutti perduti, mentre sulla riva si accumulano bottiglie di plastica, profilattici, ratti che mangiano resti di piccioni.
Che sia veloce e indolore.
Che la luce sia immensa, chiara, crudele, tanto forte da soffocare il verde che spargi intorno a te.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *