Meglio il rumore del mare

Aspetto, appoggiato al termosifone, la maestra urla rimproveri e da indicazioni con fermezza acida. La voce è così stridula che quasi mi fischiano le orecchie e i bambini sembrano prenderla con filosofia. Nessuno piange, qualcuno ogni tanto sorride, ci si accontenta di passare il controllo del quaderno senza essere bistrattati troppo.
Aspetto e aspetto pensando: meglio così.

Poi tocca a me, la lezione è cominciata tardi quindi cerco di andare un po’ di fretta. Leggiamo ad alta voce, correggo qualche pronuncia, ogni tanto ripeto “silenzio”. Alla terza volta, sto zitto e aspetto fino a quando non scende l’imbarazzo. Un ragazzino, svampito più che impertinente, continua a ridacchiare e viene ripreso dai compagni. Mi dilungo un paio di minuti in una tirata riflessiva sui motivi per il quale non è giusto disturbare la lezione. Ripeto più volte che siamo tutti uguali, non si deve alzare la voce per coprire quella di un compagno che legge, non si deve e non si può prendere in giro nessuno.
Ci credo anche io in queste cose.
Riprendiamo, mentre correggo gli esercizi giro per la classe, non ho l’abitudine di stare seduto alla cattedra come fanno quasi tutti gli insegnanti. Poco dopo mi metto in fondo, alla finestra, dietro tutti, osservo le schiene degli alunni leggermente piegati in avanti, sul libro. Qualcuno è messo di sbiego e parlotta.
Accade purtroppo, ancora una volta.
Speravo di non essere raggiunto qui, speravo che almeno a lavoro di essere protetto. Sapete come funziona no? Quando qualcosa non va, qualcosa che non si può risolvere,  tipo una morte improvvisa (la propria?), non c’è niente di meglio che tenersi occupati.
Ma non basta.
Sale il malessere, lo sconforto. Guardo fuori la finestra,  ci sono le case e so che poco più in là, a due passi, inizia il mare. Un chilometro o al massimo due in linea d’area, ma non si vede, non si odora, non si sente. Che senso ha tutto questo sbattersi? Dico, lavorare, pagare le bollette, che senso ha oltre il fatto che così non si retrocede alla classe dei barboni?
È una tortura la separazione da qualcosa che è indelebile nella nostra mente, il godimento friabile dell’atmosfera al sapore di salsedine. Un muro di cemento, asfalto, acciaio, indistruttibile, è il progresso, le buone maniere, i percorsi che ci tengono a due metri dalla felicità.
I ragazzini pasticciano le parole, si confondono, mi cercano.
Li guardo e rimango in silenzio, aspettano qualche indicazione e in quei pochi secondi di incertezza provo pietà per loro, per me.
Poi gli ripeto, cantilenando, siamo tutti uguali, non facciamo confusione, riprendiamo il filo del discorso.

2 commenti a “Meglio il rumore del mare”
  1. Beh io ormai pago le bollette da un anno e mezzo. Non solo, più ne paghi più cadi nella trappola del tutto compreso…che senso ha ancora però non l’ho capito…

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